The Etemenanki Edition
di Rhino
Fa caldo, l’estate è qui, in tavola roba fresca. Presa larga, molto, dopo la parabolica, poca voglia di andare per il sottile e spostare il corno troppo dall’ombra. Etemenanki per le terre inesplorate, e introduciamo il suono di questo mese con nonchalance massima. Godzilla è ai controlli, cucina speziata ma senti che sapore…
R: Godzilla è a giro da un pò, come diceva qualcuno su un tuo vecchio mixtape…Per chi non lo sapesse, chi/cos’è?
G: Godzilla Sound nasce da una idea/bisogno di Marcello, che sono io, nel 1996 a Bologna, con due giradischi, un mixer, un microfono un delay e 10.000 watts di sound system! L’idea in testa era quella di fare un tipico sound system alla giamaicana: enormi cabinet per i bassi, un crossover/preamp autocostruito per poter tagliare le frequenze e fare del dubwise dal vivo, ma soprattutto una enorme qualità sonora della riproduzione della musica, oggi impossibile da trovare in quasi tutti i club. A questo, unisci la totale libertà di poter arrivare sul posto, settare il sound, accendere gli ampli e fare un party pieno di gente fino all’alba. Per diversi anni mi sono avvalorato, a fasi alterne, della collaborazione di Metto Pati, Rude, Giovanni e Papa Ricky. Abbiamo creato eventi unici in Italia (come il Rise, nel 2004), ospitato sound system e artisti reggae italiani e stranieri, e ho avuto la fortuna di essere ospitato in diverse città europee, come Amburgo, Berlino, Monaco, Basilea, Biel, Lindau, Valencia, Madrid, Barcellona, e via dicendo…Oggi, dopo che ho venduto il sound system, Godzilla è lo pseudonimo che uso nei miei set, o per i miei mixtapes e le produzioni. Nel 1997 ho anche fondato il Dubzilla Rec. Studio, che si occupa di registrazioni, mixaggi e mastering.
R: Quali sono gli ingredienti base di un set del Godzilla sound?
G: Compro vinile da quando avevo 9 anni, ed oggi che ne ho 42 non ho ancora smesso di farlo. Non mi piace pormi dei confini musicali, non lo faccio nei miei ascolti casalinghi e non voglio farlo miei miei set. L’ingrediente base resta comunque il soul, ma amo suonare reggae oldies, dub, hip hop, funk, la primissima house, jazz, se capita new wave, a volte metto su anche un pezzo punk/hardcore della mia vecchia collezione, e qualcosa di italiano: le nostre produzioni degli anni ’70 hanno dei suoni giganteschi. Sono un collezionista di vinile, e mi piace tantissimo scoprire cose affini al mio orecchio e animo, da qualsiasi parte del mondo esse arrivino.

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